Il nuovo Messale Romano

Non si tratta di un “nuovo” Messale, ma di una nuova edizione italiana

Padre Corrado Maggioni

Con la pubblicazione della terza edizione tipica in latino del Messale Romano, nel 2002, la Sede Apostolica aveva chiesto alle Conferenze Episcopali di conformare ad essa le edizioni del Messale pubblicate nelle varie lingue, sia aggiornando i formulari che nel corso degli anni erano stati aggiunti, in particolare l’iscrizione di nuovi Santi nel Calendario Generale, sia revisionando la bontà della traduzione in uso per una maggiore fedeltà al testo latino. Frutto di tale lavoro è la nuova edizione del Messale pubblicata dalla Conferenza Episcopale Italiana in questi mesi, e che diventerà obbligatoria dalla Pasqua del 2021. Vari Vescovi hanno dato indicazioni per l’inizio della sua adozione, consigliandone generalmente la prima domenica di Avvento, il 29 novembre 2020. Al di là della curiosità che circonda la novità editoriale, a partire dalla veste tipografica alla scelta dei caratteri, alla leggibilità, alle illustrazioni “moderne”, variabili spesso misurate secondo gusti personali, la nuova edizione del Messale italiano dev’essere l’occasione propizia per conoscere meglio il suo valore.

A che serve il Messale? A celebrare la Messa per quello che questa è in verità, secondo l’intendimento della Chiesa e non le opinioni e i gusti personali. C’è chi vede il Messale come il “libro del prete”, poiché è lui che lo usa, e c’è chi lo chiama “libro d’altare”, poiché è posto aperto sopra l’altare. In realtà, è il “libro dell’assemblea”, ossia della Chiesa in preghiera. Il Messale, a cui appartiene a pieno diritto anche il Lezionario, serve a farci crescere tutti, sacerdoti e laici, pastori e gregge, sposati e celibi, genitori e figli, giovani e anziani, sani e malati, nell’adesione sempre più cordiale a Cristo, per la gloria di Dio e la salvezza del mondo. Non smarrire questa consapevolezza ci aiuta ad imparare a valutarlo e valorizzarlo come merita.

Il sigillo dell’autorità. Il Messale non porta la firma di un autore. Raccoglie l’eredità di secoli, codificata dall’autorità della Chiesa – porta il nome del Papa che lo ha promulgato o arricchito in qualche sua parte – e non è lasciato alla creatività e fantasia di qualcuno, neppure se vescovo; questo ricorda che non siamo padroni della preghiera liturgica, ma fedeli servitori: ciò vale per i preti come per i laici. Il Messale è un dono da accogliere con gratitudine da Chi ha la responsabilità di garantire e vegliare sulla preghiera della Chiesa. Pregare liturgicamente significa superare il pensiero soggettivo di qualcuno, come l’una o l’altra sensibilità o scuola spirituale, per fondere “insieme” i cuori di chi partecipa all’unica azione ecclesiale che è appunto la celebrazione. A servizio della comunione. Il Messale serve a custodire la comunione nel Corpo di Cristo e a farla crescere. Poiché la Messa non è una preghiera privata (cf. SC 26), il riferimento al Messale garantisce l’ecclesialità del pregare in-con-per Cristo. Il Rito della Messa – in particolare le Preghiere eucaristiche – che risuonano identiche nella varietà delle lingue, manifesta la ricchezza dell’unica voce che la Chiesa, sparsa su tutta la terra, eleva al Cielo per ringraziare e per supplicare il Signore.

Scuola di spiritualità “eucaristica”. Per il servizio pratico che svolge, il Messale plasma la spiritualità “eucaristica” della Chiesa, formando clero e laici a cogliere il senso di parole come ringraziamento, sacrificio, memoria, lode, benedizione, comunione, partecipazione, adorazione, vita eterna. Qual è la fisionomia della devozione eucaristica della Chiesa? Cosa fa la Chiesa quando celebra la Messa? Che cosa siamo chiamati a fare durante la Messa? È più facile dare risposta a tali domande se attingiamo direttamente alle preghiere del Messale.

Ritma l’anno liturgico. Il Messale scandisce, anno dopo l’altro, il pellegrinaggio della Chiesa orante nel tempo, verso la comunione inseparabile con l’Eterno. Come potremmo parlare della spiritualità dell’Avvento, del Natale, della Quaresima, del Tempo Pasquale, del tempo durante l’anno, senza fare riferimento al Messale, con il suo Lezionario? Certo anche la Liturgia delle Ore accompagna il cammino della Chiesa nel tempo, ma è la Messa a segnare il passo per tutti, in modo speciale nel giorno del Signore, la Domenica.

La comunione dei Santi e il legame con i defunti. Il Messale serve a nutrire la comunione dei Santi, anzitutto con la Vergine Maria. È nelle preghiere del Messale che esprimiamo la venerazione per la Madre di Dio, fatta di memoria, lode, comunione, imitazione. Penso alle solennità, feste e memorie mariane, al Comune della beata Vergine, ma ancor prima alla dimensione “mariana” che qualifica la stessa azione liturgica. È naturale per la Chiesa orante fare memoria di Maria nel memoriale dei misteri di Cristo. Il fatto che Maria sia ricordata nella Preghiera eucaristica, in Oriente come in Occidente, testimonia fin dalle origini la radice liturgica della pietà mariana della Chiesa, che “con” e “come” Maria celebra i santi misteri. Il Messale costituisce la prima fonte autentica per comprendere e sperimentare l’indissolubile vincolo che unisce la Chiesa a Maria, in ragione di Cristo e in ordine a Cristo. Anche il ricordo dei Santi trova espressione nel Messale, educandoci sul loro esempio a praticare la vocazione cristiana. Il Messale ci aiuta anche a coltivare i legami che vanno al di là della morte: letture e preghiere per i defunti aprono orizzonti al di là del visibile, offrono chiavi di lettura del travaglio terreno verso la Gerusalemme del cielo.

Economia sacramentale ed esistenza umana. Il Messale non riguarda solo l’Eucaristia, dal momento che le messe rituali rischiarano anche gli altri sacramenti e sacramentali, contribuendo a porre in luce la loro portata e i loro valori. Chiama in causa anche il servizio all’uomo e ai suoi bisogni in questo mondo, poiché la dimensione verticale si coniuga con quella orizzontale, coinvolgendo chi prega nelle molteplici pieghe della vita ecclesiale e sociale. Basta passare in rassegna l’indice delle messe e orazioni “per varie necessità” del Messale per rendersene conto; la considerazione dei loro contenuti ci svela la straordinaria ricchezza della pietà cristiana, da non confondere con il pietismo.

La nuova edizione italiana. I sette accenti sopra ricordati aiutano a prendere in mano la nuova edizione italiana del Messale con lo spirito giusto, senza cadere subito preda di (pre)giudizi che non rendono giustizia a ciò che davvero è il Messale e il suo servizio. Non si tratta di un “nuovo” Messale, ma di una nuova edizione italiana caratterizzata da:
1) Aggiornamento di testi mancanti per uniformarla all’edizione latina (qualche formulario di messa, precisazione di formule e rubriche, i Santi recentemente iscritti nel Calendario), e adozione della versione biblica CEI per le antifone d’ingresso e alla comunione;
2) Revisione della traduzione dei testi in fedeltà al latino;
3) Aggiunta di pochi testi propri (due nuovi prefazi per i Pastori e i Dottori della Chiesa);
4) Conservazione dei testi propri del Messale italiano edito nel 1983 (orazioni alternative per le domeniche e i giorni feriali, prefazi, collette mariane per il Comune, antifone di comunione per le domeniche), con leggeri aggiustamenti linguistici; sono state invece riscritte le notizie agiografiche nel Santorale.

In breve, è stata rivista, alla luce dell’originale latino, la traduzione di tutti i testi del Messale, in particolare del Rito della Messa. Ecco le variazioni più evidenti: il linguaggio inclusivo (fratelli e sorelle) nel “Confesso” e nel ricordo dei defunti nelle Preghiere eucaristiche; l’adozione del Kyrie – Christe eléison nella lingua originale; la ripresa della versione biblica approvata dalla CEI, in uso nei Lezionari dal 2008, per il “Gloria” (“…e pace in terra agli uomini amati dal Signore”) e in particolare per il “Padre nostro”; il ritocco della formula di invito allo scambio della pace e di invito alla Comunione eucaristica. Se sono rimaste invariate le risposte dei fedeli, per una maggiore fedeltà al latino sono stati invece ritoccati i testi delle Preghiere eucaristiche (è stata subito polemica circa “la rugiada dello Spirito Santo”, che però traduce ora fedelmente l’epiclesi “Spiritus tui rore sanctifica”). La pratica concreta ci aiuterà a prendere coscienza delle variazioni apportate nelle Preghiere eucaristiche, come nelle orazioni. È stata inserita l’aggiornata traduzione dell’Ordinamento generale del Messale Romano (già edita a parte da anni). La scelta di dare spazio alla notazione musicale vuole incoraggiare il canto dei testi liturgici. La Presentazione in apertura del Messale spiega le particolarità della nuova edizione.

Per un più articolato approfondimento, l’Ufficio liturgico nazionale della CEI ha preparato un buon sussidio in formato pdf: Un Messale per le nostre assemblee.