Montfort il grande fondatore
Perdersi per ritrovarsi nell’interesse di Dio

di Pierluigi Nava

“Un uomo incarna, e con quale vigore!, verso la fine del ‘600 e all’inizio del ‘700 lo spirito di missione:(...) S. Luigi Maria Grignion de Montfort”: così scrisse il celebre storico francese Daniel Rops. Infatti il Santo s’inserisce creativamente nella tradizione delle “missioni interne” o missioni al popolo che risale all’inizio del XVII secolo e vede personalità di spicco, per es. S. Vincenzo de’ Paoli (1581-1660) e S. Giovanni Eudes (1601-1680). Il primo nucleo del metodo monfortano si riscontra nella Lettera agli abitanti di Montbernage (1706): “Ricordatevi di amare ardentemente Gesù Cristo, di amarlo per mezzo di Maria, facendo risplendere davanti a tutti la devozione alla santissima Vergine, nostra buona Madre, affinché siate dappertutto il buon profumo di Gesù Cristo, portiate costantemente la vostra croce dietro a questo buon Maestro e guadagniate la corona e il regno che vi aspettano. Così non mancate di adempiere e mantenere fedelmente le promesse del battesimo” (n. 5). L’espressione più compiuta del suo metodo missionario è consegnata nelle Regole dei preti missionari della Compagnia di Maria, dove al n. 56 sintetizza la finalità della missione al popolo in questi termini: “Rinnovare lo spirito del cristianesimo nei cristiani. I missionari fanno perciò rinnovare le promesse battesimali, secondo l’ordine che hanno ricevuto dal Papa, nel modo più solenne, (...) bisogna averne sperimentato i frutti per conoscerne il valore”. A tal fine, ricorda il suo primo biografo (1724) - il sulpiziano J. Grandet - “aveva fatto stampare una formula di rinnovazione dei voti del Battesimo che faceva firmare a quelli che sapevano scrivere”. Si tratta del Contratto d’alleanza con Dio, un dittico stampato a pieghevole in cui gli elementi base della spiritualità monfortana, sono riletti attraverso le esigenze di una pastorale della conversione, orientamento di fondo delle “missioni interne” d’Ancien Régime. La formula centrale riveste un aspetto decisivo per comprendere il programma della missione monfortana : “Mi consacro interamente a Gesù Cristo per le mani di Maria, per portare dietro a lui la mia croce tutti i giorni della mia vita”. Le promesse battesimali, infatti, rivestono per il Montfort il carattere di una vera consacrazione a Gesù Cristo; quindi, con profonda intuizione collega l’affidamento a Maria con il battesimo, cioè la consacrazione cristiana fondamentale. L’itinerario fondazionale di S. Luigi Maria da Montfort s’intreccia con la sua stessa vicenda apostolica. L’esperienza all’Ospedale generale di Poitiers gli ispira la fondazione delle Figlie della Sapienza (02.02.1703) insieme alla Beata Maria Luisa di Gesù (1684-1759). Successivamente la comunità approda a La Rochelle dove apre le “scuole di carità” in sintonia con un progetto pastorale ed educativo promosso dal vescovo mons. E. de Champflour che approva il testo redatto dal Montfort delle Regole delle Figlie della Sapienza (1715). S. Luigi Maria fonda, infatti, una congregazione di donne consacrate alla Sapienza, il Verbo incarnato, per vivere “la follia” del Vangelo ed essere solidali con gli oppressi, i diseredati, con i “non amati”, che si concretizza in una costante attenzione agli emarginati nei settori dell’educazione, della sanità e dell’assistenza (cf. Regole, n. 1 e 99). Il progetto fondazionale della Compagnia di Maria (Missionari Monfortani) - come comunità missionaria per l’evangelizzazione delle parrocchie rurali e cittadine mediante le missioni al popolo - accompagna il Grignion durante tutto l’arco della sua esistenza : dai primi mesi di ministero sacerdotale (1700) fino alla vigilia della sua morte (1716). A soli sei mesi dall’ ordinazione sacerdotale (05.06.1700) S. Luigi Maria, confida al suo direttore spirituale: “Viste le necessità della Chiesa, non posso fare a meno di chiedere continuamente, gemendo, una piccola e povera compagnia di buoni preti” (Lett. 06.12.1700). Le originarie intuizioni fondanti sono elaborate ed approfondite nella carta fondazionale della Compagnia di Maria, denominata il Trittico, una trilogia di testi diversi per genere letterario ma uniti da una profonda ispirazione: “Ricordati, Signore Gesù, della tua comunità! Ricordati di dare a tua Madre una nuova Compagnia per rinnovare ogni cosa”, prega il Santo con accenti mistici nella Preghiera Infocata. Nelle Regole dei missionari chiarisce l’indirizzo apostolico dell’Istituto: “Si richiede che questi sacerdoti siano chiamati da Dio a predicare le missioni sull’esempio degli Apostoli poveri (...) autentici missionari devono poter dire in verità con S. Paolo : Andiamo vagando di luogo in luogo” (n. 2). Montfort, come tutte le grandi figure di missionari, subisce il fascino della strada, attratto da uno spazio di adorazione percorso nell’intimo colloquio con un Silenzio che invade il cammino. Traccia di una spiritualità del cammino la si riscontra nell’autobiografico cantico “Il buon missionario” (C 91): il Santo Bretone scopre sulla strada il suo “umor vagabondo” ed assapora la libertà del “fanciullo smarrito”. L’approdo è nella perdita del cammino, paradossale ricerca della libertà da se stesso per essere libero dai “pesi” del viaggio: “non ho né beni né rendite / il denaro mi pesa e non mi sento a mio agio”. La libertà non si risolve in una solitaria fuga da sé: il “perdersi” è per ritrovarsi nell’ “interesse di Dio stesso / come proprio interesse”. Montfort cammina per la strada della sua vita con una convinzione: “Ho tutto nell’abbandono”.