Adrien Vatel e La Rochelle

Il primo monfortano

di Eugenio Falsina

Adrien Vatel nasce a Soulles nella diocesi di Coutances; fin da ragazzo, dal 1684 al 1700, era stimato, la sua firma si può trovare in tantissimi atti di battesimo e di matrimonio dei parenti ed in quelli di molti altri. All’inizio del 1700 Adrien Vatel entra nel seminario di Coutances e nel 1709 ne esce accolito, dal 1710 al 1711 è al Seminario du Saint-Esprit dove è morto da poco il fondatore, Claude Poulard des Places. Probabilmente Adrien Vatel viene ordinato diacono e sacerdote alla fine del 1713 o all’inizio del 1714 nella cattedrale metropolitana di Rouen. Dopo saltuari impegni pastorali, Adrien decide di andare in missione. Riesce a farsi dare le facoltà dall’arcivescovo di Rouen e da quello di Parigi e, senza soldi, si imbarca su una fregata che fa scalo a La Rochelle; il comandante gli anticiperà cento scudi. La Rochelle è una meta importante per Adrien Vatel. Il coraggioso missionario intende recarsi dal vescovo di quella cittadina, ritenuto uno dei più ferrati casuisti e giuristi del tempo, per sapere se le facoltà dei due cardinali francesi che lo mandavano in missione, avranno valore in Canadà. Sceso dalla nave il missionario sente parlare del Montfort, ritiene una fortuna poterlo incontrare, vorrebbe farsi dare da lui dei cantici da utilizzare durante la traversata e per l’apostolato missionario. Lo cerca nella chiesa delle Suore della Provvidenza e sente la sua predica. Non gli piace, crede che la fama del Montfort sia esagerata. All’improvviso il predicatore si interrompe: “Qui c’è qualcuno che mi resiste: sento che la parola di Dio mi torna indietro; ma costui non mi scapperà”. Vatel pensa che il predicatore ce l’abbia proprio con lui. Vuole avere almeno i cantici, va in sagrestia dopo il sermone. Montfort sta leggendo una lettera. “Bene. Un prete mi manca di parola, il buon Dio me ne manda un altro. Signore - dice rivolto all’interdetto Adrien — è necessario che veniate con me, lavoreremo insieme!” Vatel gli fa notare che non è possibile: deve andare in Canada, ha preso degli impegni con il comandante che lo vuole cappellano e che gli ha dato un anticipo. Montfort taglia corto: “Andiamo a trovare il vescovo”. Il missionario spiega al santo, strada facendo, anche il dubbio a proposito delle facoltà. Il Montfort gli spiega subito che i vescovi di Francia, per quanto importanti siano in patria, non possono dare facoltà al di là dei loro confini, solo il Papa le può concedere. Che cosa gli impedisce di seguirlo? I cento scudi? “Monsignor de La Rochelle glieli restituirà” afferma il Montfort. Il Vescovo conferma le parole del Montfort, inoltre stabilisce che Adrien debba seguire il missionario apostolico. Per risolvere tutti i problemi, Sua Grazia mette in mano a Vatel i famosi cento scudi. L’unico a rimanere a bocca amara fu il comandante, che vistosi restituire i soldi si infuriò. Quando la cosa arriva all’orecchio di Luigi Maria, lui stesso si affretta a cercare il marinaio. “Ho saputo che volete togliermi la vita, ebbene io sono qui per ridarvi la vostra”. Poche spiegazioni e i due si accordano. Vatel con il Montfort si mette al lavoro. Lui stesso diventato missionario, il primo che si legò al Montfort, diede inizio a quella Compagnia che il santo sognava da tanto tempo e nella quale Vatel ha lavorato per più di trenta anni. Il lavoro inizia subito; nella quaresima del 1715 Adrien Vatel è con il Montfort nella missione di Taugon-la-Ronde, ed in aprile in quella di Saint-Amand-sur-Sèvre. Dopo un breve periodo di riposo, Adrien Vatel riprende il suo servizio nella missione di Mervent. Adrien Vatel si metterà in seguito a disposizione della missione per il pellegrinaggio dei trentatrè Penitenti Bianchi di Saint-Pompain; con il nuovo venuto Mulot dirigerà il pellegrinaggio a Saumur. Non sarà però presente nella missione di Saint-Laurent, e pertanto non potrà assistere il Montfort nei giorni della morte. Nel testamento, Montfort lo ricorda: “Se c’è ancora qualcosa che avanza, bisogna restituire al Vatel quanto gli appartiene”. Ma non era il denaro che importava al missionario. Gli occorreva il coraggio per affrontare la predicazione. Sappiamo tuttavia, come san Luigi Maria di Montfort aveva impostato le cose affinchè i suoi due discepoli potessero affrontare l’opera delle missioni. Nel 1748 organizza una missione parrocchiale. Sfinito, tenta di rientrare a Saint-Laurent, ma il 19 aprile è costretto a fermarsi a Rennes, all’ospedale delle Figlie della Sapienza. La mattina del 22 aprile, sceso in giardino, è colto da un malore e muore nel pomeriggio.