Alla scoperta del Montfort

La forza di un libro capolavoro


di Padre Battista Cortinovis

Per più di 100 anni “il buon Padre di Montfort” rimase conosciuto e ricordato per la sua santità di vita unicamente in un piccolo angolo della Francia, tra Vandea e Bretagna. Si tramandava il ricordo di un grande missionario del popolo, si raccontava già di miracoli compiuti sulla sua tomba. I suoi compagni missionari, pochi, continuavano la sua missione nelle parrocchie della zona, stimati e apprezzati perché ravvivavano la figura di Montfort nella memoria degli abitanti.
Così per tutto il ‘700. Intanto la Francia aveva vissuto la grande Rivoluzione, tra tante lotte e persecuzioni contro la fede. Era passata anche la guerra di Vandea, durante la quale, tra le violenze continue, vi furono vittime tra i missionari monfortani e le Figlie della Sapienza, uccise barbaramente o mandate alla ghigliottina. Passato anche il fulmine di Napoleone.

Dal 1820 la vita riprende e si sviluppa

Al governo delle Congregazioni monfortane arriva Gabriel Deshaye, uomo dinamico, già fondatore di famiglie religiose, eccellente organizzatore. Egli decide di introdurre la causa di beatificazione del Fondatore Luigi Maria di Montfort. Il processo si svolgerà in un primo tempo nella piccola diocesi di Luçon, ma poi si trasferirà a Roma e sarà l’occasione finalmente di far conoscere Montfort fuori dalla Francia e nella Chiesa universale. E così avviene. A Roma vengono inviati gli scritti di Montfort per essere esaminati. Il nome e la statura di questo santo missionario francese sono conosciuti negli uffici della Curia romana e dai Papi dell’epoca. Manca però ancora l’opera principale di Montfort, il suo capolavoro. Il manoscritto del Trattato della vera devozione a Maria viene scoperto nel 1842 e inviato subito a Roma per aggiungersi agli altri scritti.
Mentre a Roma sono in corso le pratiche del processo di beatificazione, è proprio attraverso il Trattato che si apre un altro importante canale per far conoscere Montfort e la sua dottrina spirituale.
Il Trattato viene stampato nel 1843, l’anno dopo la sua scoperta, e si diffonde presto in Francia e altrove; già meno di 10 anni dopo, troviamo edizioni italiane, a Torino, a opera di sacerdoti sconosciuti. E subito dopo, altre edizioni a Novara e a Milano. Si noti che di Montfort non si sa ancora nulla; i suoi missionari non hanno certo una potente organizzazione editoriale! Il Trattato viaggia spinto da energia propria. Il primo influsso di san Luigi Maria di Montfort nella Chiesa avviene tramite il Trattato della vera devozione a Maria. Alla beatificazione di Montfort si arriverà solo nel 1888, con il papa Leone XIII. Ma già il suo predecessore, il beato papa Pio IX, che ne aveva seguito il processo lungo molti anni, aveva avuto modo di incontrare a Roma diversi missionari monfortani e di apprezzare il loro zelo apostolico.
Con la beatificazione di Luigi Maria di Montfort si diffonde nella Chiesa la conoscenza della sua spiritualità mariana. Il tempo era propizio: molti eventi mariani avevano segnato la storia della Chiesa: 1836, le apparizioni a Parigi a santa Caterina Labouré; 1854, definizione del dogma della Immacolata Concezione, da parte di Pio IX; 1858, le apparizioni a Lourdes. Molte congregazioni religiose, nate in questo tempo, prendono un titolo mariano.
Così il Trattato di Montfort viene accolto come un prezioso aiuto per approfondire la devozione a Maria, fondata su una sana teologia biblica, e non solo suggerita dal sentimento. Sarà questo l’orientamento che emergerà a breve dalle accademie mariane, sorte un po’ ovunque in Europa, confermato dalle facoltà teologiche e solennemente consacrato finalmente dal Concilio Vaticano II.

Spesso vedo davanti ai miei occhi un piccolo libro con la copertina celeste macchiata di soda. Quand’ero operaio alla Solvay, lo portavo con me, insieme con un pezzo di pane, per il turno del pomeriggio e di notte. Durante il turno di mattina era più difficile poter leggere. Durante il turno pomeridiano spesso leggevo quel libretto; si intitolava: Trattato della vera devozione a Maria. Lo leggevo, se così si può dire, da capo alla fine e di nuovo da capo. Da quel libricino ho imparato cosa vuol dire la devozione alla Santa Vergine (San Giovanni Paolo II).