Anno Monfortano

“Annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola”


di Padre Battista Cortinovis

La Chiesa ha duemila anni di storia. Nel suo cammino si è vista trasformare da una piccola rete di comunità, raccolte spontaneamente intorno alla memoria di Gesù di Nazaret, in una struttura mondiale, dove le comunità sono tante e di diversa natura e grandezza e dove la spontaneità primitiva ha lasciato il posto a una organizzazione centralizzata quanto a governo e regolata in ogni sua espressione di vita. Il pensiero stesso di Gesù di Nazaret, da messaggio essenziale, espresso in forma piana e riassunto in alcuni valori umani e divini proposti come ideali cui tendere, ha gradualmente assunto l’aspetto di una dottrina complessa, una teologia elaborata da secoli di studio speculativo, di applicazioni morali e di celebrazioni rituali. A loro volta, le riflessioni degli studiosi, le ricerche e i dibattiti di scuola, nel tentativo di tradurre il Vangelo di Gesù nelle diverse culture incontrate lungo i secoli e nelle varie zone geografiche, hanno sovente provocato conflitti, sfociati non raramente in divisioni tra fedeli fratelli, che ancora lacerano la stessa comunità ecclesiale, contraddicendo il valore della carità, posto da Gesù a fondamento dello stile di vita da lui vissuto e insegnato. Anche la liturgia e il culto, così come l’organizzazione di governo nella Chiesa, hanno conosciuto elaborazioni e adattamenti che ne hanno evidenziato la ricchezza di contenuto e di espressione, ma ne hanno a volte anche appesantito l’immagine e la pratica. Di fronte a tutto ciò, risuonano di essenziale freschezza e semplicità esemplare le parole del profeta Isaia fatte proprie da Gesù nella sinagoga di Nazaret: “Lo Spirito del Signore è sopra di me e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio” (Lc 4,18). E quelle di san Paolo, che privilegia il semplice annuncio del Vangelo agli impegni organizzativi: “Cristo non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo” (1Cor 1, 17). La priorità del semplice annuncio evangelico, su ogni altro bisogno, è stata scelta nell’Europa del 1700 da san Luigi Maria di Montfort, convinto della novità esplosiva della Parola di Dio e della sua forza creatrice nella società che si stava aprendo all’illuminismo razionale e scientifico. La medesima urgenza sembra emergere oggi, di fronte non solo alla modernità di un mondo complesso, ma anche nella Chiesa, che appare sovraccarica di preoccupazioni e alla quale san Paolo sembra consigliare di “annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo” (ivi).

“Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di dare a voi il Regno” (Lc 12, 32). Voi siete piccoli; loro sono grandi. Voi siete poveri; loro sono ricchi. Voi siete senza reputazione; loro sono esaltati da tutti. Voi siete deboli; loro hanno in mano il potere. Ma ancora una volta, non abbiate paura; ascoltate Gesù Cristo che vi dice: sono io che vi ho scelti; sono io il vostro buon pastore, la vostra protezione e difesa (Montfort).