Maestra di vita

Ciò che si è distrutto sarà da ricostruire.
Mentre le vittime, innocenti e colpevoli, non faranno ritorno


di Padre Battista Cortinovis

Si dice della storia: maestra di vita. Storia è anche il presente, come la guerra di questi giorni in Ucraina. Una tragedia sotto gli occhi di tutti, documentata giorno dopo giorno da notizie, da immagini e commenti. Di guerre ce ne sono state anche in tempi recenti: Afghanistan, Iraq, Kossovo. A noi lontane, per chilometri o per estraneità. Questano: è in Europa, tra noi. È apparso subito come d’obbligo prendere posizione su questa dolorosa vicenda, per principio o per convinzione personale, o perché trascinati da un dibattito che ha pervaso ogni spazio, dalla stampa e tv, ai circoli del bar, tra amici e in famiglia. Facile e scontato pronunciarsi contro la guerra e dissentire fortemente e senza esitazione da chi l’ha voluta, vista la palese e grave ingiustizia di una invasione armata in un Paese libero e autonomo, con la vastità delle distruzioni, l’indifferenza per la morte di civili, donne e bambini. Una condanna dell’operato pronunciata da tutti, dal Papa a tante autorità politiche, dagli intellettuali alla gente comune. Più difficile è apparso lo sforzo per capire le ragioni del conflitto. Si è dovuto entrare nella storia dei due Paesi, nelle vicende degli ultimi loro anni, già segnate da dissensi e scontri. Si è scoperta la complessità della convivenza di due popoli che tuttavia si sentono fratelli. Forse le aspirazioni si sono diversificate negli anni, o forse non sono i due popoli che si sono allontanati tra loro, ma a essere diversa è stata la gestione politica e sociale. E qui le valutazioni che si sono sentite o lette hanno registrato tante variabili, portate fino a pronunciarsi pro o contro gli aiuti da fornire, militari o umanitari, sulle scelte da compiere, sul resistere ad oltranza o sul cedere alla resa. Assolutamente positiva si è invece rivelata la disponibilità ad accogliere i profughi, organizzare assistenza e fornire aiuto economico. Un atteggiamento diverso da quello che ancora si registra nei confronti delle grandi migrazioni da Paesi più lontani. Lo scoppio di una guerra così vicina ha creato in molti una forte ansia, eccessiva o almeno prematura, favorita da prospettive fatte balenare dai soliti esperti in previsioni di eventualità possibili ma del tutto ipotetiche. Per contagio emotivo, c’è stato chi ha progettato il proprio piano di fuga, o un rifugio sicuro e ben provvisto. L’abituale sicurezza data per scontata mai apparsa così fragile. La coscienza di essere strettamente interdipendenti gli uni dagli altri questa volta ha fatto paura. La bufera non è ancora cessata. Ciò che si è distrutto sarà da ricostruire. Mentre le vittime, innocenti e colpevoli, non faranno ritorno.

“Sebbene le recenti guerre abbiano apportato al nostro mondo gravissimi danni sia materiali che morali, ancora ogni giorno in alcuni luoghi della terra, la guerra continua a produrre le sue devastazioni. Anzi, quando in essa si fa uso di armi scientifiche di ogni genere, la sua indole atroce minaccia di condurre i contendenti a una barbarie di gran lunga superiore a quella dei tempi passati”. Concilio Vaticano II, Gaudium et Spes, 79