Grattacieli

Maestra di vita

Ciò che si è distrutto sarà da ricostruire.
Mentre le vittime, innocenti e colpevoli, non faranno ritorno


di Padre Battista Cortinovis

Se deve giungere a sapienza, significa che il mondo è ancora giovane. La storia dell’uomo conta molti secoli, ma volgendosi a guardare, l’epoca delle caverne appare vicina. Solo pochi passi si sono compiuti e l’uomo di oggi conserva l’aggressività di allora, la disponibilità a uccidere il proprio simile, l’avidità di possesso, nell’istinto di sopravvivere a spese di qualcun altro. Eppure fino a ieri si registrava con orgoglio un’infinità di successi: lo stile di vita comodo e ricco, una raffinata bellezza, l’intelligenza applicata a migliorare il cibo, l’abitazione, la salute, i rapidi viaggi, l’alto livello culturale, il progresso scientifico carico di nuove scoperte, le libertà raggiunte, il gusto artistico. Ancor più in questi ultimi decenni: superate due vergognose e tragiche guerre mondiali, cessata anche la cosiddetta guerra fredda, sembrava essersi aperto un facile cammino verso l’unità del genere umano, una ritrovata fratellanza, da gustare nella pace e da sfruttare per ulteriori passi positivi di civiltà e di crescita comune. Ma come una gelata primaverile, giunge una pandemia a mettere in crisi il mondo intero, a ricordare la fragilità dell’essere umano e la precarietà della vita stessa, sconfitta dalla morte in milioni di esseri umani. E una guerra. Questa volta lucidamente decisa da volontà umana, a dimostrazione della persistenza di istinti primordiali negativi non affatto superati, nonostante le millenarie esperienze passate. L’orgoglio e la presunzione ci hanno fatto esaltare le conquiste di civiltà, vere o presunte, come la libertà e la democrazia, la globalizzazione, l’emancipazione della donna, la nuova sensibilità ecologica. Troppo in fretta abbiamo parlato di cambiamenti epocali, del bisogno di paradigmi nuovi, di unità planetaria raggiunta. Sono invece riemerse chiusure e solitudini, divisioni di ogni genere, tra etnie, culture, religioni, generazioni e interessi economici particolari. Con le rispettive rivendicazioni, rigide, impazienti e infine violente. Dov’è rimasta la sapienza? Quella maturata nei secoli, da tutti i popoli, ognuno secondo paradigmi propri, culturali o religiosi o filosofici, in una loro visione del mondo, tesa almeno nell’intenzione alla crescita in umanità. Una nuova sapienza bussa alla porta e chiede di essere riconosciuta, accolta e presentata sulla scena del mondo.

“O divina Sapienza, regina del cielo e della terra! Umilmente prostrato davanti a te, chiedo perdono se oso parlare delle tue grandezze, mentre sono così ignorante e peccatore. Tu sei tanto bella e dolce; mi hai preservato da tanti mali e colmato di tanti beni. Eppure sei tanto sconosciuta e per nulla apprezzata. E come posso tacere? Non solo la riconoscenza, ma il mio interesse mi spinge a parlare di te, anche se balbettando. Sì, balbetto come un bambino, ma proprio per questo desidero imparare a parlare bene, per giungere alla pienezza della tua età” - Montfort, AES 1.