Poitiers Battistero

Il missionario restauratore

San Luigi Maria di Montfort, mentre predicava la conversione dei cuori, badava anche al restauro di immagini religiose, di chiese e cappelle; costruiva calvari e piantava la Croce in luoghi pubblici. Non trascurava per questo i necessari permessi delle autorità.


di Padre Battista Cortinovis

San Luigi Maria di Montfort, mentre predicava la conversione dei cuori, badava anche al restauro di immagini religiose, di chiese e cappelle; costruiva calvari e piantava la Croce in luoghi pubblici. Non trascurava per questo i necessari permessi delle autorità. Quando il Padre di Montfort approdava in una parrocchia per predicare la missione, tutta la comunità dei fedeli era mobilitata per alcune settimane su un programma ricco e impegnativo. In primo piano erano i momenti spirituali: l’ascolto delle prediche, la frequenza ai sacramenti, la partecipazione alle celebrazioni, come processioni, rinnovazione delle promesse battesimali, erezione di una croce a ricordo della missione. Frequentemente il missionario si impegnava anche in attività collaterali, come il restauro di una cappella, la pulizia o la riparazione e manutenzione della chiesa parrocchiale, la costruzione di un calvario, la cura del cimitero. A Poitiers intervenne nel recupero dell’antico battistero di san Giovanni, monumento storico. Per questo genere di lavori occorreva ottenere le dovute autorizzazioni dalle autorità civili o religiose e Montfort era attento ad agire legalmente, pur incappando a volte in qualche incidente di percorso. A Cambon, per esempio, il pavimento della chiesa, lastricato di grosse pietre, era tutto sconnesso e le pareti annerite e sporche. Montfort impegnò tutti gli uomini del paese sotto la sua direzione e in due giorni il pavimento fu rifatto e tinteggiate le pareti. Qualche opposizione sopravvenne quando si dovette cancellare dalla parete lo stemma del signore del paese, elemento profano, del resto molto rovinato. Montfort ordinò di procedere, sapendo però che il signore, persona religiosa, non si opponeva. A Crossac, altro esempio, c’era ancora la tradizione di seppellire i morti in chiesa, con evidenti gravi inconvenienti. Più volte erano intervenute le autorità ecclesiastiche per far cessare questo uso, ma gli abitanti resistevano, forti anche di una sentenza del parlamento regionale che aveva dato loro ragione. Conosciuto il problema, Montfort fece una predica appassionata in difesa della dignità della chiesa e commosse tutti. Al termine, si riunirono in sacrestia i capifamiglia, si fece venire un notaio e si firmò un atto con il quale ci si impegnava a non avvalersi più del diritto riconosciuto dal parlamento e di iniziare a seppellire i defunti nel cimitero. Quando Montfort iniziò a predicare nelle zone della sua stessa città, Montfort-sur-Meu, volle stabilirsi, con alcuni suoi collaboratori laici, su una proprietà non lontana dall’abitato, che un tempo era servita da lazzaretto e che ancora portava il nome di San Lazzaro. Lo fece perché ne era amministratore suo padre Jean-Baptiste. Anche l’inserimento come missionario itinerante nella diocesi di Nantes avvenne per le conoscenze che Montfort aveva tramite la sua famiglia. Uno dei vicari generali della diocesi, Jean-Baptiste Barrin, divenuto sostenitore e collaboratore del missionario, era di famiglia nobile e benestante, amico di famiglia per comuni interessi amministrativi. Famosa è rimasta la vicenda della costruzione del grande calvario a Pontchâteau, che occupava un’area di terreno piuttosto vasta e dove per molti mesi lavorarono centinaia di persone, venute da vicino e da lontano. Contrariamente a quanto è stato detto da alcuni, Montfort aveva ottenuto il consenso del signore del luogo. Si trattava di una zona incolta, usata per pascolo, e il permesso era stato dato. Le difficoltà sorte in seguito non registrano nessuna obiezione a questo proposito. Un episodio curioso ma significativo va registrato ancora in questa vicenda. Per costruire la croce principale da porre sulla cima del calvario, Montfort aveva messo gli occhi nei dintorni su una magnifica quercia, alta e dritta, ben adatta al suo disegno. Ne aveva parlato al proprietario, il quale tuttavia non voleva acconsentire a cederla. Montfort ritornò da lui più volte, insistendo. Alla fine riuscì a strappargli il consenso. Allora, prima che l’uomo cambiasse idea, Montfort organizzò nella stessa giornata il taglio dell’albero e il suo trasporto presso il calvario in costruzione. Più problematica fu invece la vicenda della grotta di Mervent, nella foresta di proprietà dello Stato. Montfort aveva trovato un luogo solitario dove pensava di ritirarsi nei suoi momenti di riposo, per dedicarsi alla preghiera solitaria. Il vescovo di La Rochelle era informato di questo e Montfort credeva fosse sufficiente. Accanto a una grotta naturale, non lontano da una sorgente d’acqua, il missionario aveva iniziato a fare alcuni adattamenti: taglio di qualche albero, costruzione di un muro. La cosa giunse al sovraintendente delle foreste demaniali, il quale intervenne a bloccare ogni cosa, comminando pure una sanzione.